Vista su Yunnan
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Viaggio in Yunnan: itinerario autentico nella Cina più affascinante e selvaggia


Quando si pensa a un viaggio in Cina, le prime immagini che affiorano alla mente sono spesso quelle della Grande Muraglia che serpeggia tra le montagne, dell’Esercito di Terracotta, dei templi dai tetti curvi e delle città antiche come Fenghuang, sospese tra acqua e storia. Simboli iconici, carichi di fascino millenario. Pechino, Shanghai e Xi’an sono le tappe classiche di un primo viaggio in Cina, e rappresentano il volto più noto del Paese.

Oggi, invece, voglio portarti altrove. Voglio portarti alla scoperta di un itinerario meno battuto, dove il Regno del Centro mostra un volto diverso, profondo, autentico: in Yunnan.

Nella Cina più remota: viaggio in Yunnan tra minoranze etniche, città storiche e paesaggi himalayani

Situata nell’estremo sud-ovest del Paese, la provincia dello Yunnan è una delle regioni più affascinanti e variegate della Cina. Forse, quella che mi ha colpito più di tutte. Confina con Myanmar, Laos e Vietnam, lungo i cui confini si estendono paesaggi tropicali, giungle, colline carsiche e una biodiversità straordinaria. A est tocca la provincia del Guizhou, meno conosciuta, povera, ma meravigliosa dal punto di vista paesaggistico. A nord si innalza fino a fondersi con l’altopiano tibetano. Qui il paesaggio è opposto rispetto a quello meridionale: alle foreste subtropicali si sostituiscono le vette himalayane, le vallate glaciali, le gole impetuose dei fiumi, i monasteri buddhisti e i villaggi abitati da tante minoranze etniche tutte diverse tra loro.

È proprio in questa parte settentrionale dello Yunnan che si estende il Kham, una delle tre regioni storiche del Tibet, insieme all’Amdo e al Tibet Centrale, dove è situata la capitale Lhasa. Anche se geograficamente è parte dell’altopiano tibetano, il Kham ricade sotto la provincia dello Yunnan, il che lo rende accessibile senza permessi speciali. Qui si trova la prefettura autonoma tibetana di Deqen, ai confini orientali del “tetto del mondo”, un luogo dove la spiritualità incontra paesaggi mozzafiato.

Tour nel nord dello Yunnan: cosa fare e cosa vedere

⭐ Leggi anche: Il mio viaggio in Yunnan – Yunnan, Orizzonte Perduto

Il punto di partenza ideale per un viaggio nello Yunnan è Kunming, il capoluogo della provincia, raggiungibile con voli interni, treni ad alta velocità e collegamenti terrestri. Da qui comincia l’avventura: un viaggio che attraversa climi, culture e altitudini e che svela un volto della Cina tanto inatteso quanto indimenticabile.

Kunming

Kunming è conosciuta come “la città dell’eterna primavera”, per il suo clima mite dato dalla posizione geografica (è poco più a sud del tropico del cancro) e dall’aria fresca che spira dall’Himalaya. Consiglio di dedicarle un paio di giorni, prima di avventurarsi nel nord più selvaggio.

1. Il Parco del Lago Verde (Cuihu Park)

L’attrazione principale della città è il Parco del Lago verde 翠湖, per rilassarsi tra gli stagni popolati di fiori di loto e i sentieri sui quali stormiscono i salici, proprio come in un dipinto cinese.

2. Collina dell’Ovest (Xishan) e Porta del Drago

A sud del lago Dian si erge la Collina dell’Ovest (西山), un’area montuosa ricoperta di boschi e templi. La Porta del Drago è l’attrazione più spettacolare: un percorso scolpito nella roccia a picco sul lago, con terrazze panoramiche da cui si domina tutta la vallata. Si può salire a piedi oppure con la funicolare e il momento migliore per ammirare il panorama è il tramonto.

3. Il Tempio di Yuantong

Il Tempio di Yuantong (圆通寺) è il più importante tempio buddhista di Kunming e uno dei più antichi di tutta la Cina sud-occidentale. A differenza di altri templi, i padiglioni scendono verso il centro anziché salire. Nel cuore si trova un laghetto sacro circondato da statue imponenti del Buddha.

4. Il Mercato dei Fiori e degli Uccelli (Jingxing)

Se vuoi assaporare la vita quotidiana yunnanese, visita il Mercato dei Fiori e degli Uccelli di Jingxing. È un mercato tradizionale dove si vendono orchidee, bonsai, oggetti in giada, animali esotici, e snack locali. Caotico, colorato e vibrante, è perfetto per fare un po’ di people-watching.

5. Il Museo Provinciale dello Yunnan

Per comprendere la diversità culturale dello Yunnan, il Museo Provinciale è una tappa fondamentale. Qui trovi collezioni dedicate alle minoranza etniche, reperti antichi, maschere rituali, costumi, ceramiche e fotografie. È un’ottima introduzione alla varietà culturale che caratterizza la regione.

Cosa mangiare a Kunming: i tagliolini del ponte e altre specialità

Oltre che per i paesaggi, un viaggio a Kunming è un’occasione per scoprire la cucina yunnanese, una delle più variegate e creative della Cina. Quando vivevo a Guangzhou, c’era un ristorante dello Yunnan poco lontano da casa mia. Inutile dire che è stato durante le mie incursioni settimanali che mi è venuta voglia di visitare questa meravigliosa provincia.

Inoltre, l’influenza delle culture etniche, dei paesi confinanti e del clima montano ha dato origine a piatti unici, spesso poco conosciuti in Occidente.

Guoqiao Mixian (过桥米线) – I tagliolini del ponte

Il piatto simbolo della città è il celebre Guoqiao Mixian, tradotto come “tagliolini del ponte”. È una zuppa caldissima servita in una grande ciotola di terracotta, con dentro un brodo fumante (spesso a base di pollo o maiale) in cui si immergono tagliolini di riso, fettine sottilissime di carne cruda, verdure fresche, uovo, funghi e tofu.

La leggenda narra che il piatto nacque dalle mani di una moglie che lo preparava per il marito studioso, portandoglielo ogni giorno oltre un ponte. Il brodo rimaneva caldo grazie allo strato di olio superficiale, permettendogli di studiare a lungo.

Lo troverai ovunque, dai ristorantini locali alle catene specializzate. Da provare.

Altre specialità consigliate:
  • Insalata di fiori di banana
  • Tofu fermentato alla griglia
  • Funghi selvatici (soprattutto in estate)
  • Prosciutto di Xuanwei
  • Riso appiccicoso al bambù

Foresta di Pietra di Shilin: un paesaggio alieno nel cuore dello Yunnan

Dopo aver assaporato il clima mite di Kunming e gustato un piatto di tagliolini del ponte in una delle trattorie locali, è il momento di lasciare la città per immergersi in uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Cina: la Foresta di Pietra di Shilin (石林).

Situata a circa 120 chilometri a sud-est di Kunming, la Shilin Stone Forest è una distesa surreale di formazioni calcaree che si estende per chilometri, creando un intricato labirinto di pinnacoli aguzzi, canyon, torri e grotte. Questo paesaggio straordinario si è formato centinaia di milioni di anni fa, quando il mare che un tempo ricopriva l’area si ritirò, lasciando affiorare sedimenti calcarei che il tempo e le intemperie hanno scolpito in forme spettacolari.

Camminare nella Foresta di Pietra è come entrare in un mondo parallelo: rocce appuntite si ergono come alberi pietrificati, alcune assumono forme fantasiose, altre pare che siano pericolosamente in bilico. L’effetto è quello di una giungla minerale o di un viaggio su un altro pianeta.

Come visitare la Foresta di Pietra

Il Parco Nazionale di Shilin è ben organizzato e può essere visitato sia a piedi che con una navetta elettrica che percorre il circuito esterno, fermandosi in due punti panoramici. Ma per vivere davvero la magia del luogo, ti consiglio di percorrere i sentieri a piedi, arrampicandoti sulle scalette scavate nella roccia o esplorando i percorsi più stretti che si insinuano tra i massi. Alcuni tratti sono così stretti da sembrare cunicoli, con massi in bilico sopra la testa che ti fanno venire i brividi lungo la schiena. 

Salendo verso la cima di una delle formazioni principali, protetta da una piccola pagoda, si apre una vista globale sulla “giungla di pietra” sottostante: un mare grigio, scolpito dal tempo, che si estende a perdita d’occhio nel verde dello Yunnan.

Come raggiungerla

In treno ad alta velocità
  • Stazione di partenza: Kunming South Railway Station (昆明南站)
  • Stazione di arrivo: Shilin West (石林西站)
  • Durata: circa 20-30 minuti
  • Costo: 2,5 – 4 euro

Una volta arrivato a Shilin West, puoi prendere:

  • Una navetta o un taxi fino all’ingresso del parco (circa 10-15 km, 20-30 minuti)
  • Oppure un minibus locale se hai voglia di combattere la timidezza dei cinesi e chiedergli informazioni

In autobus
  • Da dove: East Bus Station di Kunming (昆明东部汽车客运站)
  • Destinazione: Shilin County (石林县)
  • Durata: circa 1,5 – 2 ore
  • Costo: intorno ai 4 euro

Una volta arrivato alla stazione di Shilin, puoi prendere un taxi o un minibus (circa 10-15 minuti).

In auto o taxi privato

Ovviamente, come sempre. Il tragitto dura circa un’ora e mezza.


Dali

Da Kunming, andando in direzione nord, consiglio una tappa di almeno una notte a Dali (o di più, se si vogliono visitare i villaggi sui monti circostanti o fare trekking). Un tempo capitale del regno Bai di Nanzhao, Dali è una città diversa da quella della Cina “classica”, nonostante sia stata invasa anch’essa dai palazzoni comunisti. È circondata da una natura meravigliosa che si slancia verso l’Himalaya, mentre visitare la città vecchia è come fare un viaggio nel tempo, tra lanterne rosse, botteghe artigiane e antiche mura. Dali è raggiungibile in auto e bus, ma il modo migliore è sicuramente il treno ad alta velocità: da Kunming la si raggiunge in poco più di due ore per un prezzo che oscilla tra i 16 e i 21 euro.

Cosa vedere a Dali

Dali
La città vecchia di Dali
1. La Città Vecchia di Dali (Dali Gucheng 大理古城)

Cuore pulsante della città, la Old Town di Dali è una delle più belle e meglio conservate della Cina. Circondata da mura antiche e porte monumentali, conserva ancora oggi il suo impianto urbanistico tradizionale. Le strade acciottolate sono fiancheggiate da case bianche in stile Bai, con tetti neri e cortili interni, che ospitano boutique, caffè, locande e gallerie d’arte.

Da non perdere:
  • La Porta Sud e la Porta Nord (con splendide viste sulla città e sulle montagne)
  • La strada pedonale Fuxing Road per shopping e artigianato
  • I templi taoisti e buddhisti nascosti tra le vie secondarie
2. Le Tre Pagode di Chongsheng (崇圣三塔)

Simbolo iconico di Dali, le Tre Pagode si ergono maestose contro lo sfondo delle montagne Cangshan. Costruite tra l’VIII e il IX secolo, rappresentano uno dei più antichi complessi buddhisti della Cina meridionale. La pagoda centrale, alta 69 metri, è perfettamente conservata ed è affiancata da due torri più piccole. Il sito è immerso in un grande parco con laghetti e sentieri, perfetto per una passeggiata.

3. Il Lago Erhai (洱海)

Erhai, il “lago a forma di orecchio”, è uno dei luoghi più magici dello Yunnan. Le sue acque placide riflettono le cime innevate delle Cangshan e le barche dei pescatori locali. Si può esplorare in bicicletta o in scooter percorrendo la Erhai Ring Road, fermandosi nei villaggi Bai lungo la riva, come Shuanglang o Xizhou.

4. Le Montagne Cangshan (苍山)

Dietro la città, si innalzano le Cangshan, una catena montuosa sacra ai locali. Con 19 cime e una vegetazione lussureggiante, offrono numerosi sentieri per trekking, cascate e punti panoramici. La funivia porta al sentiero della Nuvia (Cloud Pass), un percorso lastricato con viste spettacolari sul lago e sulla valle sottostante.

Cosa mangiare a Dali

La cucina di Dali riflette la varietà culturale ed etnica della zona. I piatti sono speziati, profumati, e spesso a base di ingredienti locali come funghi selvatici, pesce di lago e verdure delle montagne.

  • Er Kuai (洱块): una torta di riso pressato, spesso saltata in padella con carne o verdure.
  • Rushan (乳扇): formaggio fresco Bai steso in strisce sottili, spesso grigliato o servito con miele.
  • Yunnan Guoqiao Mixian (过桥米线): i celebri “tagliolini attraversa-ponte”, immancabili in tutta la regione, in realtà.

Lijiang

Ancora più a nord e ancora più meravigliosa è Lijiang, antica città a sole due ore di treno ad alta velocità da Dali. Il biglietto costa una decina d’euro, in alternativa, per un viaggio davvero lento, si può prendere un vecchio treno cinese che in 5 ore e per 3 euro fa la spola tra le due città, attraversando una natura da Eden.

Lijiang (丽江), ai piedi delle montagne himalayane, è un luogo che incanta con i suoi canali, i vicoli lastricati e la cultura viva del popolo Naxi, una delle numerose etnie cinesi che si concentrano in particolar modo nello Yunnan. Lijiang è anche il punto di partenza per esplorare alcune delle meraviglie naturali più spettacolari della Cina: la Montagna del Drago di Giada (玉龙雪山) e la leggendaria Gola del Salto della Tigre (虎跳峡).

Fondata nel XIII secolo, Lijiang è la patria del popolo Naxi, una minoranza etnica affascinante con lingua propria e una cultura matriarcale ancora viva in alcuni villaggi più remoti appartenenti ai popoli Mosuo. La sua Città Vecchia (丽江古城) è un dedalo di vicoli lastricati, corsi d’acqua limpidi e ponticelli in pietra. Le case di legno scuro con tetti spioventi e cortili interni raccontano secoli di storia e, all’orizzonte, appaiono le sagome dell’Himalaya.

Cosa vedere a Lijiang:

  • Palazzo della Famiglia Mu (木府): un’antica residenza nobiliare ispirata alla Città Proibita di Pechino – è raro vedere qualcosa di antico e autentico in Cina.
  • Parco dello Stagno del Drago Nero: il luogo ideale per ammirare la Montagna del Drago riflessa nell’acqua e rilassarsi circondati dalla natura.
  • Museo della Musica Naxi: per ascoltare antiche melodie Dongjing suonate con strumenti tradizionali.
  • Mercati locali: dove acquistare tè, spezie, tessuti e oggetti fatti a mano e tutto ciò che la Cina può produrre (ok, quasi tutto).

La Montagna del Drago di Giada (玉龙雪山)

A dominare l’orizzonte di Lijiang è la maestosa Montagna del Drago di Giada, alta oltre 5.500 metri. Considerata sacra dal popolo Naxi, è un simbolo spirituale e naturalistico dello Yunnan. Puoi raggiungerla con una baoche, la macchina condivisa, o con la funivia panoramica, che porta fino a 4.500 metri, dove si possono esplorare le lingue del ghiacciaio e camminare su passerelle sospese.

La Gola del Salto della Tigre (虎跳峡): tra mito, fiume e roccia

Un altro luogo “ai limiti” dell’esperienza sensoriale è la Gola del Salto della Tigre, uno dei canyon più profondi del mondo. Si raggiunge la cittadina più vicina, Qiaotou, in bus da Lijiang o da Shangri-La, e rappresenta una delle escursioni più emozionanti dell’intero Yunnan. Se, come me, capiti a Qiaotou tardi nel pomeriggio quando sono finite le navette, ti tocca metterti a contrattare con i tassisti, che parlano un cinese incomprensibile (e anche se fosse comprensibile, probabilmente non lo parleresti tu.)

Problemi linguistici a parte, la leggenda qui racconta che una tigre, per sfuggire a un cacciatore, riuscì a saltare da una sponda all’altra del fiume in un punto stretto della gola. Da qui l’altisonante nome.

L’ingresso al parco

Il Jinsha, affluente dello Yangtze nato dai ghiacciai himalayani, scorre qui con una forza impressionante, ribollendo tra i massi ciclopici e spruzzando acqua su chi si affaccia alle terrazze panoramiche.

Si accede alla gola scendendo una serie di rampe scavate nella scarpata. Il rumore del fiume è assordante, amplificato dalle pareti verticali e dalla pioggia recente che ha ingrossato il corso d’acqua. Turisti con mantelle colorate si affollano lungo i camminamenti, fotografando l’orribile statua della tigre che sorveglia impassibile il punto più violento della corrente.

Ok, ok, l’ho fatto anche io il selfie con la tigre!

Il trekking nella Gola del Salto della Tigre

Per chi cerca avventura vera, da qui parte uno dei trekking più iconici della Cina, lungo la gola, tra pareti verticali e sentieri scoscesi. Attenzione: il percorso, che dura più giorni, non sempre è aperto per ragioni di sicurezza, specialmente durante la stagione delle piogge. Se comunque sei fortunato e vuoi percorrerlo, ecco un mini itinerario che ti consiglio.

  • Giorno 1: la salita più impegnativa, con le celebri “28 curve”, porta fino al punto panoramico più alto, dove si gode una vista sulle montagne, il fiume e la gola.

Info pratiche: 16 km  ~6 ore  +1906m / -1406m. Alloggia a Halfway Guest House: una sosta notturna rustica e accogliente nel cuore della natura.

  • Giorno 2: il sentiero continua su un crinale roccioso, senza parapetti, su terra friabile a picco sul fiume. Lungo la via, anziane donne Naxi con le loro coppole tradizionali vendono frutta fresca, pannocchie, bottiglie d’acqua e marijuana (che in Cina è illegale, si rischia il carcere o l’espulsione!) Mi chiedo ancora come riescano a raggiungere ogni giorno quei punti così remoti con il loro carico sulle spalle. È una scena che colpisce per forza e semplicità.
  • Opzione 1: Alloggia  a Tina’s Guesthouse, un punto storico del percorso e un buon posto dove dormire prima dell’ultimo tratto o per pranzare. Qui si incrociano anche i sentieri che scendono fino al livello del fiume.

Info pratiche: 5 km  ~2 ore  +514m / -789m

  • Opzione 2: se non alloggi al Tina’s Guesthouse, puoi decidere di continuare fino a un piccolo villaggio chiamato Walnut Garden dove termina il percorso classico. Da Tina’s parte il sentiero che scende ripidamente fino al Jinsha, il fiume che scorre furioso nella gola e si trova la celebre statua della tigre. La discesa include una scala metallica piuttosto esposta: non adatta a chi soffre di vertigini. Dopo aver visitato il fiume, si risale il Ray of Sunshine Trail, un sentiero panoramico che porta a Walnut Garden, tra campi coltivati e piccoli rifugi familiari

Info pratiche: 4 km ~2.5 ore +403m / -471m

  • Da qui puoi prendere una navetta per tornare a Qiaotou oppure un autobus in direzione Lijiang o Shangri-la (il mio posto preferito in tutto lo Yunnan!)

Shangri-la: dove ottenere l’immortalità

Quando sono andata in Yunnan, per raggiungere Shangri-la, io e mio fratello abbiamo preso un autobus che si arrampicava sui tornanti di montagna, superando altri bus e camion incuranti dei precipizi. Non una delle esperienze migliori. Lì, però, ho scoperto come sono gli autogrill in Tibet. Eccone un esempio:

Autogrill Tibet
Un autogrill ad alta quota

Oggi, invece, un treno supersonico e super sicuro copre la tratta da Lijiang a Shangri-la in un’ora e mezza per 7-9 euro. Comunque la si raggiunga, qua, signori e signore, si è in Tibet.

A quota 3200 metri sorge Zhongdian, una città di palazzoni grigi e motorini che inquinano l’altopiano ma che, con una mossa di marketing da parte del governo cinese, nel 2001 ha preso il nome di Shangri-la, dalla mitica città del romanzo Lost Horizon, Orizzonte Perduto, di James Hilton, nel quale i personaggi arrivano a Shangri-la per caso e vi rimangono nascosti dalle autorità per molto tempo, in questo luogo ai confini del mondo dove non si invecchia mai. Il libro gravita attorno al magico monastero, che secondo il PCC (Partito Comunista Cinese) sarebbe quello di Songzanli a 20 minuti dalla cittadina di Dukezong, incastonata dentro la metropoli e vero e proprio cuore tibetano ancora intatto nonostante l’invasione dei cinesi Han.

Questa cittadina è la porta d’accesso alla cultura tibetana in Cina. Templi avvolti dalla nebbia, enormi ruote della preghiera dorate, yak che pascolano tra le nuvole e boschi immacolati: tutto invita alla lentezza, alla riflessione e a un contatto più profondo con se stessi.

Cosa vedere a Shangri-la: tra spiritualità, architettura e panorami dell’anima

 Piazza principale e Tempio della Gallina Bianca

Nella piazza centrale della città vecchia, turisti e fedeli tibetani fanno girare una gigantesca ruota della preghiera dorata, tra profumo di incenso e carne di yak arrosto che si diffonde nell’aria fresca e umida della stagione delle piogge. Da qui parte un sentiero in salita, fiancheggiato da bandiere di preghiera che sventolano nel vento d’alta quota, conducendo al Tempio della Gallina Bianca, piccolo santuario arroccato sopra i tetti della città.

Le casette in legno dalle finestre colorate sembrano trattenere le nuvole basse con le loro grondaie. Gli stupa bianchi, decorati con drappi multicolori, sono un punto di ritrovo tra chi si prostra in preghiera e chi scatta fotografie.

Il Monastero di Songzanlin (松赞林寺): la “piccola Lhasa” dello Yunnan

A pochi chilometri dal centro sorge il Monastero di Songzanlin, il più grande della regione e tra i più importanti della Cina. Fondato nel XVII secolo e affiliato alla scuola Gelug del buddhismo tibetano, ospita ancora oggi centinaia di monaci.

Con la sua architettura monumentale, che ricorda il Palazzo del Potala di Lhasa, e le sue sale affrescate di divinità, demoni e protettori, Songzanlin è un’esperienza mistica: qui si ascoltano mantra sussurrati, si osservano cerimonie silenziose e si respira un’aria densa di incenso e puzza di candele al burro di yak, odore che ti perseguiterà per giorni.

Se puoi, visita il monastero di primo mattino, quando le cerimonie dei monaci riempiono l’aria di vibrazioni profonde.

Una cultura unica tra Tibet, Han e Naxi

Shangri-La è ufficialmente una prefettura autonoma tibetana, ma i suoi vicoli ospitano un mosaico umano: monaci in sai rossi, donne tibetane con grembiuli a strisce, collane d’argento e cinturoni di cuoio; ma anche Naxi con gonne fucsia e coppole montane, e cinesi Han che gestiscono ristoranti, botteghe e guesthouse. I Naxi, originari delle montagne, parlano una lingua tibeto-birmana e vivono tra Lijiang e Shangri-La, mentre i cinesi Han si sono spinti da Est nel corso dei secoli, con un boom d’invasione sotto Mao Tse-Dong (ma questa è un’altra storia e anche parecchio controversa).

Il Parco Nazionale di Potatso (普达措国家公园)

A un’ora di auto da Shangri-La, il Parco Nazionale di Potatso è una delle riserve naturali più alte e incontaminate della Cina. Per raggiungerlo si noleggia una “baoche”, auto condivisa, attraversando praterie brulle dove pascolano yak dal pelo lanoso bianco, nero o marrone, accompagnati da pastori in abiti tradizionali.

Nel parco ci si può spostare con delle navette interne che collegano i punti principali, ma lo sconsiglio. A che serve essere sull’altopiano tibetano se ci si rinchiude in una macchinina? È bello però passeggiare sulla passerella in legno che circonda il lago Shudu, specchio alpino in cui si riflettono abeti, colline e nuvole plumbee o nel pratto tra i placidi yak che brucano.

Un cartello segnala che siamo a 3600 metri sul livello del mare, ma si può salire ancora. Superata la folla dei turisti cinesi intenti a filmare yak e laghi, ci si inoltra in un sentiero tra boschi e abeti carichi d’acqua piovana. L’odore è quello intenso dell’erba umida, del muschio, della resina: aria d’alta montagna, pura e viva.

Oltre la foresta non ci sono villaggi né strade, solo una pianura brulla che sembra non finire mai, ma sappiamo che oltre ci sono solo le vette dell’Himalaya.

Cosa mangiare a Shangri-la

La cucina di Shangri-La unisce ingredienti tibetani, yunnanesi e influenze han.

🍜 Piatti da provare:

  • Carne di yak arrosto o in brodo: tenera e saporita, servita con cipolla, coriandolo e peperoncino.
  • Zuppa di funghi selvatici: calda, nutriente e perfetta contro il freddo.
  • Tè tibetano al burro di yak: forte e salato, ma rinvigorente.
  • Momo tibetani: ravioli ripieni di carne, serviti con salsa piccante.
  • Zampa di porco stufata: una specialità rustica e sostanziosa.

Bonus: se hai ancora bisogno di avventura puoi perderti nella Cina più selvaggia inseguendo remoti villaggi di montagna e l’area delle tre gole parallele

Le tre gole parallele

Per chi ha tempo, da Shangri-la parte un incredibile viaggio di otto ore verso il confine con il Tibet, attraversando Deqen, l’ultima cittadina dello Yunnan. Il tragitto è tortuoso, vertiginoso: i furgoncini si sorpassano a tutta velocità lungo i tornanti, mentre sotto si aprono strapiombi spaventosi. Ma il paesaggio ripaga ogni battito di cuore accelerato.

Si arriva così nell’Area Protetta delle Tre Gole Parallele, Patrimonio UNESCO e uno dei luoghi naturali più spettacolari dell’Asia. Qui, tra cime himalayane che superano i 6000 metri e canyon profondi 2000, scorrono fianco a fianco tre dei più grandi fiumi dell’Asia:

  • il Jinsha (alto corso del Fiume Azzurro),
  • il Nu (Salween),
  • e il Lancang, meglio conosciuto come Mekong.

Questi fiumi, separati solo da sottili dorsali montuose, seguono traiettorie parallele per decine di chilometri, prima di separarsi per sempre e sfociare in mari diversi.

Ma ciò che stupisce di più sono i villaggi aggrappati ai fianchi delle montagne, dove le etnie locali, tibetani, naxi, lisu e bai, non costruiscono ponti, ma volano da una sponda all’altra appesi a una fune, trasportando ceste di verdure o galline vive in gabbia per andare a venderle al mercato. In fondo, perché no?

⭐ Leggi anche: Il mio viaggio in Yunnan – Yunnan, Orizzonte Perduto

Quando andare in Yunnan: clima, stagioni e altitudine

Il periodo migliore per visitare lo Yunnan dipende molto dalle aree che intendi esplorare, poiché questa regione presenta una straordinaria varietà climatica dovuta alle grandi differenze di altitudine: si va dai 1.800 metri di Lijiang fino agli oltre 3.200 metri di Shangri-la, senza menzionare il sud sub-tropicale di cui parlo in un altro articolo.

🌸 Primavera (aprile–giugno) è il momento ideale per chi desidera cieli limpidi, temperature miti e natura in fiore. È la stagione perfetta per visitare sia le città storiche come Dali e Lijiang, sia le alture tibetane senza troppa folla.

🍁 Autunno (settembre–ottobre) è forse la stagione migliore in assoluto: i paesaggi d’alta quota si tingono di colori caldi, le piogge sono terminate e le giornate sono fresche ma soleggiate. Ottimo periodo per Shangri-La, il Parco Potatso e le Tre Gole Parallele.

🌧️ Estate (luglio–agosto) corrisponde alla stagione delle piogge, soprattutto nel sud dello Yunnan, ma nelle aree alpine come Shangri-la il clima resta fresco e ventilato, anche se umido (portati una felpa e una sciarpa). È il momento migliore per chi sopporta bene l’altitudine e vuole vedere i paesaggi più verdi e lussureggianti.

❄️ Inverno (novembre–febbraio) è secco e soleggiato, ma nelle zone montane le temperature scendono spesso sotto zero. Nonostante il freddo, è un periodo suggestivo per visitare i monasteri innevati e assistere a riti religiosi senza turisti.

p.s. Le foto più belle di questo articolo sono di mio fratello, Giampaolo Nitti. Quelle di più bassa qualità sono mie.

E questa sono io, un po’ provata dai 3600 metri d’altitudine nel parco di Pudacuo

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Donna che viaggia sola