I dintorni di Yerevan, Armenia
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I dintorni di Yerevan, Armenia


Il modo migliore per esplorare i dintorni di Yerevan è in macchina. Dopo aver capito, a nostre spese e soffocando per il caldo e lo smog nella periferia della capitale dove siamo finite per caso sbagliando più volte la strada in un’epopea caucasica degna degli Argonauti, che i trasporti pubblici armeni sono a prova di santo, ci siamo arrese all’inevitabile.

 Servono pazienza, spirito di adattamento e qualcuno che sappia dove andare. Un’opzione è prendere un taxi per tutto il giorno, ma già prima della crisi del greggio ci chiedevano 70 euro a destinazione. In questo sito mi propongo di illustrare viaggi alla portata di tutti, per cui abbiamo scartato il taxi. Se si è in gruppo conviene noleggiare una macchina e spostarsi di tappa in tappa secondo la propria curiosità.

Noi due, invece, abbiamo usato i mezzi pubblici lì dove riuscivamo e un giorno ci siamo rivolte all’agenzia One Way Tour che ci ha offerto un tour di gruppo di 12 ore con tanto di guida inglese al modico prezzo di 25 euro a persona, l’amicizia con i turisti armeni è inclusa nel prezzo.

Non include i primi due luoghi descritti qui sotto, che siamo riuscite a raggiungere in modo autonomo, nonostante qualche difficoltà.

Se la capitale è un agglomerato urbano moderno fatto di traffico, brutalismo e tufo rosa, i dintorni di Yerevan sono un viaggio dentro la pietra, il deserto, la fede e il silenzio, insieme a quel pizzico di assurdità che è onnipresente in Caucaso.

Cosa vedere nei dintorni di Yerevan

Il monastero di Geghard

Dopo aver visitato i luoghi principali della capitale e ascoltato i racconti di Gaghin, il nostro ospite e proprietario del One Day Hostel, dal centro città abbiamo preso un taxi fino alla fantomatica stazione dei bus di Massif, sconosciuta anche al tassista che, dopo essersi perso tra vicoli e stradine, ha perso la pazienza e ci ha abbandonate da qualche parte in periferia. Come per miracolo, un passante ci ha indicato, in inglese, dove avremmo trovato le marshrutke per il monastero.  

Non raggiunge Geghard, ma si ferma a Goghta a pochi chilometri. Tuttavia, non essendo le uniche straniere, insieme agli altri e al costo di un piccolo sovrapprezzo, abbiamo convinto l’autista a portarci fino davanti all’ingresso del luogo di culto. 

Il tragitto dura circa un’ora. Geghard appare all’improvviso, in cima a una collina, in un bosco. Considerato uno dei monasteri più belli dell’Armenia, si mimetizza con il paesaggio grazie alla pietra di cui è fatto. All’interno del monastero l’aria è fresca e umida, complice una sorgente che sgorga direttamente nella chiesa, dietro la sala principale, che è meta di pellegrinaggio già dall’epoca pre-cristiana.

⭐ Come arrivare a Geghard:

Dall’autostazione di Massiv prendi il bus 266 in direzione Goghta. Da lì cammina per 2,5 km oppure noleggia un taxi, se c’è.

I dintorni di Yerevan, Armenia
Una khachar

Le chiese armene sono molto sobrie: la maggior parte non ha dipinti ma solo incisioni, nicchie e khachar, le tipiche croci di pietra usate come lapide e stele commemorative. Una cosa unica sono le incisioni delle lettere armene inserite una dentro l’altra e che esprimono diversi significati, se si sa leggerle. 

Nel monastero si possono trovare anche le cappelle funerarie dei principi Proshyan, scavate nella roccia sulla quale è stato inciso il rilievo di due leoni, un bue e un’aquila che tiene un agnello negli artigli. Sebbene il complesso risalga al IV secolo, gran parte delle strutture sono state costruite nel XII secolo dall’architetto Galdzag quando il monastero venne ribattezzato Geghardavank, ovvero monastero della lancia, dalla reliquia della lancia che ferì Cristo al costato.

Fuori del monastero c’è un’area dove i pellegrini lasciano le pietre per segnalare che vorranno rinascere lì il giorno del giudizio. Non lontano scorre il Fiume Azat, oggi solo un torrente che scava nel tufo e nel basalto dell’altopiano armeno. Al ritorno abbiamo noleggiato un taxi fino alla cittadina di Goghta dove ci avevano detto che sarebbe passato un autobus per Yerevan, il 266. Il bus c’era davvero e attraversa diversi paesini lungo il tragitto fatto tutto, rigorosamente, con lo sportello aperto. E va bene così.

La sede religiosa di Echmiadzin

Echmiadzin
Echmiadzin, la sede spirituale della Chiesa Armena

L’Armenia è stata la prima nazione ad abbracciare il cristianesimo come religione ufficiale, ed Echmiadzin, raggiungibile dalla capitale con i mezzi pubblici senza difficolta (yes!), ne è il cuore pulsante, una sorta di Vaticano mediorientale immerso in una pianura quasi desertica.

La sua storia è remota e già nel 600 a.C. fu un importante insediamento prima di diventare capitale di uno dei vari regni armeni che si sono succeduti nei secoli. Nel IV secolo d.C. prende forma uno dei racconti più drammatici della tradizione locale: il re Tiridate si invaghì di Ripsima, una giovane suora romana promessa a Diocleziano e fuggita in Armenia insieme alla badessa Gaione e ad altre compagne per non sposarsi. Al rifiuto della ragazza, il re reagì con violenza: Ripsima, Gaione e le altre trentotto suore furono torturate e uccise. Insomma, l’ha presa bene Tiridate.

Oggi, nei luoghi del loro martirio, sorgono tre chiese. Le abbiamo visitate tutte: immense, cupe, attraversate da un silenzio un po’ sinistro nel quale riecheggia la brutalità di quell’evento. Nonostante ciò, sono un luogo molto gettonato per le cerimonie e quel giorno si festeggiavano delle nozze. I parenti degli sposi, quest’ultimi all’esterno a farsi fotografare, accendevano sottili candele di cera color ocra. Abbiamo fatto lo stesso: in quel viaggio era diventata un’abitudine accendere un cerino in ogni chiesa caucasica per ringraziare chiunque ci stesse proteggendo da quelle strade improbabili e dagli autisti spericolati.

Leggi anche: Fatalismo, l’ingrediente segreto del Caucaso

⭐ Come arrivare a Echmiadzin:

Dalla stazione di Mashtots/Amiryan (non lontano dalla Moschea Blu) prendi la marshrutka n.203 e scendi a Komitas Square. Da lì dovrai camminare circa 600 metri.

Il monastero di Khor Virap

I dintorni di Yerevan, Armenia
Vista del monte Ararat da Khor Virap

Khor Virap è stata la prima tappa del nostro tour organizzato. Giunte lì, tra le note di “Azzurro” messa su da un venditore di bibite dopo averci sentito parlare in italiano, abbiamo alzato gli occhi verso il biblico Monte Ararat, innevato anche in quel luglio torrido, così vicino –  circa 30 chilometri – ma irraggiungibile perché in territorio turco dal 1921 dove viene chiamato “Ağrı Dağı”, la montagna del dolore. Infatti il monastero, costruito in tufo rosa, sorge su una pianura arida a pochi chilometri dal confine, giusto quel tanto per far sospirare di malinconia gli armeni che non possono toccare la loro amata montagna.

Khor Virap è uno dei luoghi più sacri per gli armeni.

Vi ritroviamo il re Tiridate, a capo della legione romana per conto di Aureliano scacciò i Sassanidi dall’Armenia. Inoltre incontrò il cristiano Grigor l’Illuminato e padre del cristianesimo armeno, nonché uno dei figli di Anak, di famiglia parta, che aveva assassinato il re armeno Croseo I, nonché padre di Tiridate. Quest’ultimo dapprima lo accolse nella sua corte senza sapere chi fosse ma quando, durante una cerimonia pagana gli ordinò di incoronare la statua della dea Ahanita ed egli si rifiutò, lo fece rinchiudere nei pozzi infestati di serpenti sotto le cappelle e diede ordine di torturarlo.

Alcuni anni più tardi Tiridate, dopo aver ucciso le vergini a Echmiadzin, si ammalò e chiese al prigioniero di salvarlo. Nel 301 si convertì al cristianesimo con l’aiuto di Grigor che nel frattempo era rimasto imprigionato per 13 anni. Molte delle chiese armene, distrutte e ricostruite nel corso dei secoli, furono create proprio su ordine di Grigor, che si occupò di diffondere la nuova fede mentre Tiridate la nominò religione di Stato. Sull’angolo delle mura, attraverso una seconda chiesetta, si può accedere alla cella dell’apostolo sette metri sotto terra scendendo 27 ripidi gradini e un corridoio claustrofobico.

Il monastero tra i canyon: Noravank

Noravank si nasconde tra gole rosse e canyon che sembrano usciti da un altro pianeta. Siamo davvero in medioriente, in un paesaggio completamente diverso da quelli europei e con la musica tipica che fuoriesce dalle casse della marshrutka (sì, anche il tour organizzato è in marshrutka, ma una volta tanto con l’aria condizionata, lusso dei lussi). La strada per arrivarci è parte dell’esperienza: tornanti, rocce, cespugli secchi, deserto che avanza.

I monasteri armeni sono meravigliosi ma anche abbastanza simili tra loro con le facciate decorate da basso rilievi, i portoni con incise le khachar e sopra aquile, simboli cristiani e le lettere intrecciate. È stato utile avere una guida che ci spiegasse i dettagli e ci indicasse le differenze. Il monastero risale al XII secolo, ovvero durante la pax mongolica, e infatti si trovano un Dio con gli occhi a mandorla che sorregge la testa di san Giovanni Battista e una Madonna con Gesù Bambino seduta all’orientale.

Areni, la valle del vino

Vicino a Novarank si può fare tappa ad Areni, culla del vino armeno nato proprio in Caucaso durante la cultura Kura-Araxes nell’Età del Bronzo attorno ai due omonimi fiumi e condivisa da armeni e georgiani che oggi se ne contendono il primato. Ci fermiamo per visitare una cantina e fare degli assaggi di vino e formaggio. Il mio preferito è quello al melograno, conservato in grandi giare di terracotta decorate con diversi motivi coloratissimi, dai fiori alle lettere dell’alfabeto armeno.

Giare contenenti vino armeno, Cosa vedere a Yerevan
Giare contenenti vino armeno e decorate con le lettere dell’alfabeto

La cittadina termale di Jermuk

Jermuk, a duemila metri d’altitudine, è una piccola città termale frequentata dai turisti grazie alle sue spa, anche se negli ultimi tempi sono in declino a causa degli attacchi azeri nel 2022. Qui si imbottiglia l’omonima acqua frizzante, che si può degustare a diverse temperature, alcune molto alte, nelle fontanelle in centro città.

Il tempio pagano di Garni

Garni è un’eccezione in Armenia, nonché una delle poche testimonianze dell’epoca pre-cristiana. Dopo chiese, monasteri e croci scolpite ovunque, trovarsi davanti a un tempio ellenistico è disorientante. Costruito in epoca romana, fu l’unico a sopravvivere alla cristianizzazione, ma non a un devastante terremoto nel XVII secolo. Infatti il tempio attuale fu costruito nel ’60 dai sovietici con gran parte del materiale originale. Affacciato su una gola, il tempio dedicato al dio del fuoco Mihr, simile al Persiano mitra, risale al I secolo d.C. e faceva parte del complesso del palazzo di re Tiridate prima della sua conversione al cristianesimo.

Oltre al tempio, nella gola sottostante si può ammirare una bellezza naturale incredibile come poche: centinaia di strutture basaltiche a forma di canne d’organo. Sono state soprannominate “Sinfonia nella pietra” e lasciano senza parole. Eccole qui in tutto il loro splendore.

Conclusione sui dintorni di Yerevan


Viaggiare in Armenia fuori da Yerevan significa accettare una bella dose di caos: strade imprevedibili, mezzi sgangherati, indicazioni vaghe, Maps che vaneggia. Eppure non si può non avventurarsi tra una marshrutka scassata e un monastero dimenticato per conoscere meglio il paese.

⭐ Se non sai cosa visitare nella capitale, clicca pure qui.

Donna che viaggia sola